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La Mica

Cristallo di Mica allo stato naturale |
 Lamina
di mica lavorata |
Nelle navi moderne, come del resto in quelle antiche, bisogna prima o poi
costruire porte, finestre, oblò, lanterne. Uno dei problemi che ci si trova ad
affrontare è quello dei vetri, più precisamente quale materiale usare per
simulare il vetro, tenendo presente che anticamente le lastre di vetro non erano
trasparenti come quelle dei giorni nostri. Le materie plastiche attuali ci
vengono in aiuto con una considerevole varietà di tipi di materiali, più o meno
trasparenti e di facile reperibilità: dunque non dovrebbe esistere nessun
problema. A meno che durante la messa in posa una goccia di colla, un baffo di
vernice, una lacrima di diluente, non vada ad imbrattare il finto vetro, nel
qual caso anche la più delicata ed accurata pulizia lascerà irrimediabilmente
una traccia. Se poi per questioni costruttive, si rendesse necessario eseguire
saldature a stagno od ossiacetileniche a ridosso del "vetro" (sto pensando alla
costruzione delle lanterne di navi antiche), allora bisogna pensare a qualcosa
di diverso della plastica, per esempio la "MICA". La mica è un materiale
appartenente al gruppo dei silicati, possiede la spiccata caratteristica di
sfaldarsi molto facilmente secondo piani paralleli (si possono ottenere lamine
spesse anche solo qualche centesimo di millimetro). Le miche più diffuse sono la
biotite (o mica nera) e la muscovite (o mica bianca), che possiedono grande
resistenza termica e alto potere isolante. In ottica si usano per la loro
peculiarità d'essere birifrangenti e questa caratteristica crea effetti visivi
particolarmente apprezzati nelle navi antiche. Naturalmente, come del resto
tutti i minerali, può essere più o meno pura, la migliore proviene dall'India ed
è perfettamente trasparente, mentre quelle di altre provenienza spesso
presentano delle macchioline color marrone con diverso grado di diffusione. La
mica è usata in elettrotecnica, elettronica, termotecnica sia allo stato puro
(scaglie) o sottoforma di "Micanite" (scaglie o polveri di mica tenute assieme
da un legante), in questo caso può assumere le forme e gli spessori più
disparati, ad esempio quelle di tubi, rondelle, nastri e si può trovare nei
vecchi ferri da stiro, nei tostapane, negli asciugacapelli, nelle stufe
elettriche, negli spioncini delle caldaie, nelle schede elettroniche (come
isolante per i transistor). La lavorazione delle miche in modellistica è
piuttosto semplice; basta infatti una forbice per tagliarla e un coltellino per
sfaldarla (una volta tagliata a misura, usate una lama per sfogliarla e
otterrete quindi tante parti perfettamente uguali) se durante la lavorazione si
dovesse sporcare, si può pulire con qualsiasi diluente senza che sia minimamente
intaccata la sua brillantezza, nei casi estremi, quando l'uso di solventi
creasse un pericolo per l'area circostante, si può ricorrere alla lama di un
coltellino per eliminare un sottile strato superficiale. Per concludere, nelle
imbarcazioni moderne a partire dal XIX secolo in poi, usare della mica
perfettamente trasparente (in casi estremi ci si può rivolgere ad un rivenditore
di componenti elettronici), negli altri casi va bene anche l'altra.
A cura di Olindo
Foletti
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